Nuovi lavori, nuovi errori

Mi siedo alla nuova scrivania, siamo in quattro in tutto in ufficio, tutte donne.
C'è anche Serena, la psicologa, mi sorride e mi viene incontro.
"Ci rincontriamo qui di nuovo. Mi stai seguendo?" Mi chiede.
Sorrido un po' imbarazzata e mi siedo.
Inizio il mio lavoro, mi metto le cuffie per non disturbare i colleghi e sento della musica, ma noto qualcosa di strano, la traccia audio si blocca all'improvviso, una collega grassa che sta difronte a me si alza spazientita dalla sua postazione e borbotta qualcosa.
Non riesco a capire cosa sta succedendo, ma mi sento a disagio.
Poiché secondo più tardi tutto mi è chiaro: l'audio è tutto collegato, le mie colleghe sentivano la mia musica e il motivo per cui si era arrabbiata la collega era che non poteva sentire le chiamate in segreteria.
Ero un po' offesa perché mi aspettavo che qualcuno mi informasse senza pretendere che sapessi già tutto.

Mi ritrovo in un paesino sperduto, siamo in Spagna o forse in Sud America, quel che è certo è che si parla spagnolo.
Sto cercado un edificio in mattoni, sono dieci minuti in ritardo sull'appuntamento, mi affretto.
Finalmente trovo l'edificio che cercavo e mi dirigo a passo sicuro, in realtà doveva essere un ufficio ma invece è una scuola. Ci troviamo introno ad un tavolo, intuisco che ci sono almeno altre due italiane, fanno anche loro un tirocinio.
La mia tutor è sparita, la cerco ovunque, non so più cosa sia giusto fare, se aspettarla o prendere l'ultimo autobus che passa per il paese e rientrare a casa.
Alla fine non vedendola corro verso la corriera, che riparte. Un attimo di delusione, ma poi una voce mi dice "si fermerà nel parcheggio degli autobus" e allora continuo a correre ed arrivo fino alla stazione.

Una notte movimentata.

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