Dell'inutilità
Piangevo.
Ho ancora addosso tutta quella immensa voglia di piangere, che era come un immenso lago, una vastità di malinconia e dolore che non conoscevo.
Eravamo in un auto piccolina, forse era azzurra, stavo seduta nel sedile posteriore. L'automobile sfrecciava rapida e allegra per le strade tortuose, il paesaggio era un'incanto, tutti spensierati, almeno all'apparenza, ma dentro io sentivo già lo zampino del male.
Un bambino di cinque anni ci corre incontro, ci fermiamo, ci chiede qualcosa. No, non possiamo accontentarlo, il bambino allora piange. Un effetto a catena: non posso trattenere il pianto, non ci riesco proprio e la disperazione è così profonda che non riesco a vederne la fine.
Ricordo che c'è l'amico pazzo di mia mamma, ci avviciniamo al bancone del bar ed io confesso: 30 anni sono troppi, sono una donna inutile, finita, non fertile. Lui è sinceramente dispiaciuto e mi consola: "Non dire così, hai tutta la vita davanti".
Non mi convince affatto, ma poi salendo in auto una bambina mi corre incontro, anche a lei dobbiamo dare la medesima risposta che al bambino: no. Niente pianti questa volta, nemmeno da parte mia, semplicemente prendo la parola e dico: li teniamo in braccio. E così fu e la bambina era felice ed io ero felice.
Ho ancora addosso tutta quella immensa voglia di piangere, che era come un immenso lago, una vastità di malinconia e dolore che non conoscevo.
Eravamo in un auto piccolina, forse era azzurra, stavo seduta nel sedile posteriore. L'automobile sfrecciava rapida e allegra per le strade tortuose, il paesaggio era un'incanto, tutti spensierati, almeno all'apparenza, ma dentro io sentivo già lo zampino del male.
Un bambino di cinque anni ci corre incontro, ci fermiamo, ci chiede qualcosa. No, non possiamo accontentarlo, il bambino allora piange. Un effetto a catena: non posso trattenere il pianto, non ci riesco proprio e la disperazione è così profonda che non riesco a vederne la fine.
Ricordo che c'è l'amico pazzo di mia mamma, ci avviciniamo al bancone del bar ed io confesso: 30 anni sono troppi, sono una donna inutile, finita, non fertile. Lui è sinceramente dispiaciuto e mi consola: "Non dire così, hai tutta la vita davanti".
Non mi convince affatto, ma poi salendo in auto una bambina mi corre incontro, anche a lei dobbiamo dare la medesima risposta che al bambino: no. Niente pianti questa volta, nemmeno da parte mia, semplicemente prendo la parola e dico: li teniamo in braccio. E così fu e la bambina era felice ed io ero felice.
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