La villa
Eravamo in una strana villa, sentivo la musica attorno a me. Il salone centrale era gemito di gente seduta, eppure faticavo a vedere perché le luci erano basso e tutto era avvolto dal chiaroscuro.
Continuavo a guardare e solo poi colsi un dettaglio mentre un uomo si girava a guardarmi: tutti indossavano preziose e belle maschere veneziane. Non ebbi il tempo di soffermarmi oltre o di chiedere, perché lui mi condusse per mano in un altra stanza. Mi sembrava di visitare un museo, qui il corridoio era largo e decisamente più luminoso. La luce illuminava un quadro enorme, davanti al quadro c’era un genuflessorio come quello delle chiese, era in legno con un imbottitura di velluto rossa per poggiare le ginocchia. Ci dirigevamo verso di esso, ma io non riuscivo a staccare gli occhi dall’opera immensa che riempiva la parete.
Una donna aristocratica con abiti dell’800 era inginocchiata davanti ad un uomo, ma volgeva la testa a noi che guardavamo il quadro. L’uomo raffigurato le sfiorava il collo, la pelle della donna era candida come la neve, luminosa, contrastava nettamente con l’uomo vestito di nero e rosso cupo. Ed in un angolo c’era un gatto a nuove code.
I brividi mi percorsero la schiena, paura e piacere mischiati in quella scena così sfacciata.
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