Onda su onda
Nahu era lì, mi guardava con quegli occhi azzurri, quel sorriso malizioso ed io cercavo di sfuggire.
Sapevo che percepiva la mia impotenza, sapevo che poteva sentire il desiderio che mi pervadeva lento ed inesorabile.
Non eravamo soli, con noi c'erano anche gli altri e le altre. Susanna ha avuto un bambino, anche sua sorella tra poco avrebbe dato alla luce un bel maschietto. Lui invece, niente famiglia, nemmeno una donna, solo quel sorriso malizioso che mi scavava l'anima.
Siamo poi entrati in una casa antica, familiare, tutta in legno. Avevo solamente una vestaglia, null'altro, sedevo lascivamente sulla sedia con le gambe aperte, lui chino tra queste. Difficile descrivere la soddisfazione che provavo, e nemmeno quando la porta si aprì e venimmo colti in fragrante quella soddisfazione lasciò lo spazio per la vergogna. Mi rinchiusi solo un po' la vestaglia, infastidita più che alto dell'interruzione, ma convinta a proseguire. Lui no, si spaventò e fece un salto indietro.
Pochi minuti più tardi ero all'aperto in compagnia di tre bambini. Mi chiamò mia madre, c'era stato un terremoto non lontano da dove mi trovavo. La comunicazione però venne interrotta. Subito dopo mi voltai e notai quello che sembrava un impetuoso muro d'acqua. Ed invece non lo era, compresi che si trattava di uno zunami, che stava per abbattersi su di noi. Presi per mano i bambini, gli dissi di tenersi forte uno all'altro, e di prendere fiato e poi trattenerlo quando avessi contato fino a tre. L'onda violenta ci colpì, per un attimo persi uno dei bambini, ma quando la furia passò eravamo di nuovo insieme.
Ma ancora un onda si abbatté su di noi, più piccola. Meno violenta. Avremmo sopportato anche questo impatto?
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