Voyeur: the storyteller

La stanza è avvolta in una luce soffusa, una certa penombra invade gli angoli, ma tutto il resto è chiaramente distinguibile, anche i dettagli.
Lei indossa una gonna al ginocchio ed una semplice camicia, si sveste davanti allo specchio con gesti lenti e precisi. Scende dai tacchi e poi lascia cadere a terra ad uno a d'uno ogni indumento, ogni suo gesto è disinvolto e tranquillo, come se nella stanza non ci fosse nessuno. Prima la gonna, poi la camicia, dopo il reggiseno ed ancora gli slip. Infine appoggia gli orecchini sul mobile lì accanto, lo guarda di sottecchi nel riflesso dello specchio, fa mezzo giro su se stessa e si avvicina al bordo del letto, solleva una gamba, poggiando il piede sul bordo del materasso, si sistema il bordo delle autoreggenti, l'unica cosa rimastagli addosso, e poi si adagia tra i cuscini, in una posa bella ed oscena. Fa scorrere lentamente la mano sul ventre per poi passar le dita sulla balza di pizzo dei collant. Sa che la sta guardando e allora apre le gambe, come un fiore al sole e si lascia guardare, sfacciata e provocante.
Lui si sfila l'orologio, lo posa sul mobile, proprio dove lei aveva lasciato i suoi orecchini. Poi si gira, fa qualche passo e si siede sul letto al suo fianco.
Lei rimane ferma e distesa, con le lunghe gambe fatte risaltare dalle autoreggenti, l'immagine di lui vestito di tutto punto, ingessato in un completo decisamente troppo formale contrasta con la sua nudità.
Lui allora le posa la sua mano sulla balza delle autoreggenti, proprio dove prima stava la mano di lei, la guarda negli occhi e la sfida, lei sostiene lo sguardo, non sorride, non parla, lo guarda soltanto, ma poi quando sente le sue dita affondarle dentro socchiude gli occhi per un istante e quando li riapre lui è già lì, la sovrasta e il suo viso è a pochi centimetri dal suo, la sua bocca si può quasi baciare.
 
L'altra, si accese una sigaretta nell'attimo preciso in cui lui iniziò a slacciarsi la cintura, i rivoli di fumo contornavano per pochi istanti i due corpi. Fumò con calma e pazienza, quando ebbe finito si alzò dalla sedia su cui era seduta, si diresse verso lo specchio coprendo con il ticchettio dei tacchi alcuni sospiri più profondi di altri.
L'altra appoggiò l'accendino accanto all'orologio di lui e agli orecchini di lei, guardò allo specchio l'espressione scomposta della donna e il sorriso soddisfatto di lui ad ogni affondo in quel corpo caldo. Poi si diresse alla porta perché sapeva che era giunto il momento di andare e di trovare carta e penna e scrivere, prima che la memoria svanisse in silenzio come i rivoli di fumo dissipati nella stanza.

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