Splatter: anestesia locale



Ha le mani guantate immerse fino al gomito nel ventre aperto.
Rovista, come se si trattasse di una valigia.
Invece sono organi interni, i miei.
Le testa chinata in avanti, le spalle ricurve in una posizione a lui abituale, la mascherina e la cuffia. La luce bianca illumina il tavolo di lavoro. Non sento dolore, ma il rumore è fastidioso. Sapere che quelle cose che vengono toccate e spostate sono i miei organi interni crea una strana distorsione spazio temporale, eppure un'attrazione morbosa mi invita a guardare e non mi permette di distogliere lo sguardo da tutti quei teli che mi circondano pieni di sangue.
Non è un sadico, un torturatore non anestetizza, oppure si tratta di un torturatore raffinato.
E' un medico, dovrei fidarmi.
Poi un dolore.
"Mi fa male..." penso di dirlo, ma lui continua a rovistare concentratissimo. Forse non l'ho detto, solo pensato.
"Mi fa male..." questa volta l'ho detto, in un sussurro, ma l'ho detto, ne sono certa.
Allora lui alza il capo e mi guarda subitamente preoccupato: "dove?"
"Mi fa male il cuore."
"Signorina non scherzi, il cuore non può far male, è solo autosuggestione..." controlla i parametri della frequenza cardiaca, la pressione, tutto regolare, solo il battito leggermente accelerato.
"Signorina lei sta benissimo, se vuole posso darle un calmante, ma preferirei concludere così, se si rilassasse... se riuscisse a resistere ancora un'altro poco..."
Non rispondo, mi ricorda il mio dentista, quello che mi ha curato tutte le carie senza anestesia "perché l'anestesia fa male"...come se la cura non facesse male! Ma io al mio dentista non ho mai chiesto di farmi l'anestesia. Chi tace acconsente e lui in effetti riprende come se nulla fosse.



Non so bene come sia stato possibile, ma mi sono addormentata e ho sognato.
Lei aspettava un bambino ed io guardavo dalla finestra, quasi dimenticandomi di uscire. Dovevo andare a vede quell'immobile, una bella occasione! In fretta e furia raggiungo il luogo dell'appuntamento, ma c'è qualcosa di strano. Prima fra tutti non c'è la ragazza con cui avevo parlato, un signore piccolo, magro e senza tanti capelli mi attende, mi racconta dei litigi avvenuti nell'agenzia e dell'estromissione della ragazza incompetente. Rimango perplessa, a me la ragazza piaceva, lui al contrario no. Tuttavia ormai che ero arrivata fin lì entro a guardare la casa e con mia grande sorpresa noto che non c'entra nulla con quello che avevo richiesto: è enorme, arredata, nuova, sontuosa. Le stanze hanno le pareti azzurre, ed in generale nell'arredamento prevale il blu. Guardo le stanze con orrore, mi soffermo in particolare nel bagno, decisamente assurdo con un lavello normale e nel mezzo dell'ambiente un lavandino da parrucchiera con tanto di sedia, rigorosamente azzurra. Un moto di malcelato schifo mi si dipinge sul volto, ma poi su quella sedia si stende un giovinetto, è biondo, non so perché mi ricorda mio fratello, sorride, è allegro, si vede che gli piace la comodità della sedia.
"Andiamocene"
"Ma io ti amo"
E poi mi trovo al lavoro, tutti i miei colleghi al completo, stiamo facendo un giro per ispezionare i locali.
Appena finito noto che tutti sono già pronti e vestiti, io invece devo ancora indossar la divisa. Mi infilo la gonna, ricordo con precisione il gesto di allacciare la zip dietro la schiena, un gesto che adoro, è piacevole sentirsi fasciare i fianchi, il leggero irrigidirsi dei movimenti. Finisco di cambiarmi e non bado gli altri.

"Signorina si svegli."
Apro gli occhi e lui se ne va, vedo la sua figura che si allontana, qualcuno gli apre la porta ed in pochi attimini non c'è più, mi guardo attorno. Dal vaso di pandora dev'essere uscito di tutto, senza controllo alcuno, ed invece nella stanza non c'è nulla, solo schizzi di sangue, nemmeno sul ventre non c'è alcun che: nè un taglio, nè una cicatrice, nulla. Forse stavo sognando.

Commenti

Post più popolari