Da togliere il fiato

In realtà ero lì per un colloquio di lavoro, ma fin dall'inizio l'ambiente mi sembrava alquanto strano. Ero tutti molto giovani, un gruppo di ragazzi poco oltre i vent'anni con poche eccezioni, i responsabili erano tutti uomini, li riconoscevi dalle scarpe, i completi eleganti e gli orologi preziosi ai polsi. I tipici consulenti, stile business elegante, sempre perfetti.
Io seguo la mia guida, una ragazzina che parla italiano, tra le varie stanze dell'ufficio fino a giungere in una specie di refettorio, probabilmente è la sala che usano per pranzare e rilassarsi. È davvero spaziosa, con i divanetti disposti lungo i muri e persino una televisione. Un gruppetto di persone, ancora una volta giovani, sono sedute mollemente sui divani, più che colleghi sembrano un gruppo di amici durante il rituale ritrovo del fine settimana. Mi siedo accanto a Daniel, solo ora mi chiedo cosa ci facesse in quel gruppo, ma sul momento non mi ero posta domande, mi son semplicemente seduta accanto a lui, amico da una vita, da quando eravamo bambini e giocavamo nel cortile dell'asilo.
Il clima era rilassato e un po' noioso, la televisione ronzava ma non seguivamo nulla in particolare, fu allora che posai il capo sulle gambe di Daniel, volevo chiudere gli occhi e dormire, mi accostai con un gesto innocente, ma dopo qualche istante lui mi scostò in un modo che sul momento non compresi affatto, mi chiesi se fosse imbarazzo e lo guardai di sottecchi. Il suo viso era lievemente arrossato e cercava con fatica di nascondere il suo disagio, sì, non c'erano dubbi era proprio imbarazzato e compresi che il mio gesto innocente per lui non era stato così innocente, mi dispiaceva sinceramente averlo messo in uno posizione scomoda e non sapevo bene come comportarmi, ma non riuscii nemmeno a concludere il mio pensiero che senti la sua mano scivolare sui miei vestiti e adagiarsi sul mio fondoschiena, sentivo la sua mano sui miei jeans accarezzarmi e il suo gesto cancellò all'istante i miei pensieri e i nostri anni di amicizia. Mi accesi come un fiammifero sfregato sulla scatola, fu un lampo e mi ritrovai nuda avvinghiata dalle sue braccia e assediata dalla sua bocca, non esisteva più nulla attorno a noi, sentivo solamente le sue mani toccarmi senza pudore e la sua lingua leccarmi i seni.
Mi voleva prendere così, a quattro zampe, ero agitata, volsi il capo verso di lui, gli chiesi di far piano, di fare attenzione, ma lui rispose solo con un sorriso e guardandomi dritto negli occhi mi fece sua con un unico movimento deciso. Ero sconvolta dal piacere, non un filo di dolore, solo piacere allo stato puro, rimase immobile qualche secondo e poi iniziò a muoversi dentro di me senza alcun freno, il suo era un amore forsennato, i suoi affondi mi toglievano il fiato mentre la sua bocca di tanto in tanto si poggiava a caso sulla mia schiena. Mi ricordo che prima di venire fece aderire tutto il suo corpo al mio, mi si avvinghiò finché le sue labbra non trovarono un seno da succhiare, ero in estasi e sentivo che amava ogni cellula del mio corpo. Penso che fu in quel momento che vidi lo schermo del suo cellulare, che giaceva davanti a me sopra la pila dei nostri indumenti, illuminarsi e lessi quel messaggio: "Elena ha un culo da togliere il fiato".
Lo sentii venire dentro di me, mentre un pensiero fugace mi attraversò la mente: gli é sempre piaciuto affondare le mani nel morbido.
Non sapevo cosa sarebbe rimasto dopo quell'istante di anni e anni di amicizia, mi distesi sul divano, mentre lui se ne era già andato alla ricerca di un bagno io rimanevo lì distesa a godermi il calore del mio corpo a pensare che mi era venuto dentro e che avrei dovuto trovare un bagno.
Mi rivesti, non so quanto il godimento si potesse leggere sul mio volto, ma mi rivestii e gironzolai per questo strano ufficio, mi accorgo che la ragazza non era la sola a parlare italiano. Molti consulenti lo parlano, con un accento inequivocabile del sud, uscii dall'edificio e guardai un po' le vie del quartiere. Era davvero un posto strano, ricordo di aver pensato che sembrava un quartiere tipico della malavita, che quell'azienda stessa sembrava un luogo della malavita.
Mi diressi verso casa con pensieri contrastanti, ma con il corpo ancora sconvolto da quell'assalto passionale da togliere il fiato.

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