A che ora è la fine del mondo?
Di nuovo maschera a teatro, di nuovo indosso una divisa severa, la gonna nera che fascia i fianchi, la camicetta bianca immacolata, la giacca tutta abbottonata che limita i movimenti, i tacchi eccessivi per una serata a correre a destra e a manca, ma ormai ho fatto l'abitudine.
Lo spettacolo è un po' particolare, il teatro è un po' particolare, ha una pianta assurda, e la galleria non si chiama galleria, la platea non si chiama platea, la balconata nemmeno. No, il teatro suddivide i posti tra paradiso, purgatorio ed inferno.
I posti al purgatorio sono esauriti, la gente protesta, io cerco di tranquillizzarli e sorrido: ci sono posti liberi all'inferno. Anzi non solo ci sono posti liberi, ma io e i colleghi ci ingegniamo per trovare alcune sedie extra per fare accomodare il più alto numero di persone possibile...all'inferno.
Non so bene perchè, ma prima della fine dello spettacolo molti avevano deciso di tornarsene a casa, abbandonando i posti. Il mio inferno era abbastanza vuoto.
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