Qualcosa che tu non hai

Il piccolo gruppo di lettura si ritrova all'aperto, nel mezzo della strada ci sono alcune sedie, siamo in pochi, come aveva detto la Nene una decina. Il professore legge, il gruppetto di ragazze tra cui sono seduta (rigorosamente in ultima fila) prende appunti. La Nene prende appunti su un foglio volante come al solito, io su quaderno rosso che mi porterò in giro per tutta la giornata, ma quel che mi sorprende e che tra gli astanti c'è anche la moglie del professore, anche lei prende appunti, "c'è davvero qualcosa che non sa di tutto ciò?" mi chiedo perplessa dato che in un altro giorno della settimana anche conduce dei gruppi di lettura, sono certa che lui non si siede tra il pubblico a prendere appunti.
Il professore fa una riflessione sulle luci del set, proprio così, uno psichiatra che si ferma a riflettere su quali sono le sensazioni dell'attore sul set mentre le luci lo illuminano, si ferma a riflettere in particolar modo al caso in cui l'attore indossa un costume da mostro ed è colpito da una luce accecante. Nella platea tutti prendono appunti forsennatamente senza battere ciglio, "non dovevamo parlare di immigrazione?" inizio a pensare, ma poi sono travolta dalle riflessioni e mi ritrovo ad immaginarmi il mostro verde, una specie di godzilla, il fascio di luce che un tecnico ha mal posizionato che lo investe in pieno viso, lo acceca facendolo muovere in modo innaturale, rifletto anche che quella luce su un volto avrebbe avuto l'effetto di sbiancare l'incarnato, soprattutto se privo di trucco l'attore sarebbe parso un cadavere o comunque una persona molto malata.
Proprio mentre il fascio di pensieri mi avvolge il professore dichiara che è giunto il momento di fare una pausa, ci alziamo, raggiungo la Nene che è di pochi passi più avanti di me e sta parlando con Simona, che ora noto essere più bionda del solito, ma succede qualcosa, scherzano tra lor, si spintonano come amiche di vecchia data, rimango allora qualche passo indietro e le vedo svanire. Cerco di seguirle all'interno del palazzo che abbiamo raggiunto camminando lungo la strada, ma non riesco a trovarle, scendo delle scale, entro in un aula affollata, l'attraverso e nulla: sono sparite. Decido di tornare verso il luogo dove facevamo la lettura, sono arrabbiata, anche se son tranquilla, ormai non mi stupisce questo comportamento, non controllo nemmeno il telefono tanto so bene che in compagnia di Simona la Nene non avrebbe mai guardato o risposto al telefono.
Lungo la strada c'è un assembramento di persone che prima non c'era, una specie di sfilata, un gruppo di ragazze con abiti lunghi bianchi in stile napoleonico sono agitate da qualcosa, stanno cercando una persona che manca all'appello e poichè devono ballare in coppia durante la sfilata, il problema è grave. La ragazza "s-coppiata" mi chiede di ballare, io ci provo, ma non sono brava e lei mi dice che proprio non posso sostituire la persona mancante così me ne vado, quando ripasso nella stessa via pochi minuti dopo vedo che questa ragazza sta aspettando che un uomo (molto bravo a ballare) insegni ad un altro uomo i passi basi della danza per farle da cavaliere. La guardo e lei mi riconosce, ci scambiamo un gesto significativo come a voler dire "lui ha qualcosa che tu non hai".
Ritornata al luogo ove si svolgevano le letture noto che non c'è ancora nessuno pertanto entro nell'edifico più vicino e trovata una camera da letto mi metto a dormire.
Sentendo delle voci, mi alzo e vedo che sono tutti seduti, la Nene avanza una domanda sul coinvolgimento politico e il prof inizia a raccontare come questa stessa domanda postagli qualche anno addietro lo avesse lasciato indifferente e di come questo fosse stato un chiaro errore di valutazione.
All'improvviso noto che due mie colleghe camminano attorno al gruppo di lettura, hanno dei cuscini in mano, Melina sfacciatamente va a dormire in una stanza, è palesemente in orario di lavoro e il capo non c'è, la tirocinante, più giovane di me sembra voler fare lo stesso, mi alzo dal mio posto e metto in guardia la giovane sul suo comportamento. In quel momento mi sento molto a disagio perché inizio a temere che le persone del gruppo di lettura pensino che anch'io dorma in orario di lavoro.

Poi è suonata la sveglia.

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