Gli angoli bui delle mie stanze
Alza gli occhi, una goccia è sul punto di scivolarle dall'angolo della bocca fino a terra tracciando una rotta nuova sulla pelle del suo viso. Non pensa, non può farlo. D'istinto si passa l'indice dall'angolo della bocca lungo il labbro inferiore, cancellando per la goccia la possibilità di obbedienza alla legge gravitazionale. Per un istante le labbra si aprono, si chiudono, il suo dito scompare e riappare. Infine abbandona le braccia lungo i fianchi mentre si siede a terra facendo riposare le ginocchia doloranti: è stanca.
Le fa una carezza sul viso, per la precisione le porge il palmo della mano in cui lei strofina leggermente la sua guancia, sembrano un cane e il suo padrone. La tentazione di socchiudere le palpebre è forte, irresistibile e nell'istante in cui lei chiude gli occhi per abbandonarsi finalmente ad un agognata dolcezza, un'immagine riemerge prepotente dai cassetti della memoria: una stazione, la banchina quasi deserta, la scritta che lampeggia annunciando un treno in arrivo, la sua mano che le afferra il braccio con forza, il sorriso con cui la guarda, indelebile ma indicibile, il suo tono perentorio e il rumore della rabbia che le montava dentro sentendo quelle parole:
"Hai due occhi da cagna..."
Si svegliò all'improvviso, con il cuore che batteva un po' troppo e un rivolo di sudore che le solcava la fronte, allungò a tentoni la mano nel buio alla ricerca della sveglia, finché la trovò e schiacciò il pulsante, un fascio di luce proiettò l'ora sul soffitto: l'una.
Solo l'una, nemmeno un'ora di sonno e già i sogni erano stati invasi dalla sua presenza. Mancavano dodici ore al pranzo con lui, dodici lunghissime ore, non ce la poteva fare, lo sapeva che non sarebbe riuscita a dormire. Si gira e si rigira su un fianco, poi sull'altro, muove un po' i piedi alla ricerca del peso del gatto che dorme raggomitolato da qualche parte alla fine del materasso, percepisce le coperte un po' più tese, il peso di quel piccolo corpo e il suo calore, non vuole svegliarlo, ma solo sapere dove fosse, infatti ritira immediatamente le gambe e si rannicchia fissando un punto indefinito del buio aspettando il mattino.
Il cane quando il padrone è lontano veglia, riposerà tranquillo quando il padrone sarà finalmente rientrato a casa.
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