Un uomo di poche parole

Ero in ginocchio sopra al letto. "Piegati in avanti e metti le mani sulla testiera del letto" disse.
Lo guardai negli occhi, era davanti a me, lui ancora vestito, in piedi al bordo del letto. Era alto e slanciato, si leggeva il passare del tempo sul suo volto, ma il suo corpo era come se fosse insensibile agli anni che passano.

Scrutai il suo viso, anche in quell'istante era impenetrabile, come sempre, non un cenno di sorriso, non un segno d'impazienza. Non so se sospirai o se lo feci solo nella mia mente, mi voltai verso la testiera, ma poi mi fermai titubante.
"Non sono pronta" dissi senza guardarlo, rimanendo così a fissare un punto a caso in basso tra le coperte.
"Certo che lo sei" rispose mentre vedevo con la coda dell'occhio la sua figura chinarsi a terra. Non avevo il coraggio di guardarlo, mi era venuto un nodo in gola, non sapevo come spiegarglielo che nonostante lo desiderassi avevo paura, non sapevo esattamente di cosa, ma non ci fu bisogno di spiegazioni. Dopo essersi sfilato le scarpe, salì sul letto e mi cinse da dietro, posò le mani sui seni in una sorta di abbraccio, mentre poggiava la testa nell'incavo tra collo e spalla, mi baciò in quel punto e poi mi mordicchiò mentre continuava ad accarezzare deciso i seni. Sentii un'ondata di calore invadermi piano, un calore che si irradiava dai punti dove la sua pelle toccava la mia. Sentii anche il suo sesso attraverso la stoffa dei suoi vestiti, era già duro. Non me lo aspettavo, sapere che il solo avermi lì in ginocchio con le autoreggenti e gli slip era stato sufficiente per ottenere quell'effetto su di lui mi gratificò ed eccitò. Sentii le sue mani scivolare calde sul mio ventre, sui fianchi e poi si soffermò a giocare con il bordo delle autoreggenti. La sua bocca era così vicino al mio orecchio che lo sentivo respirare. "Sei pronta". Si sollevò dalla mia spalla e sentii la sua mano tra le scapole che premeva per farmi chinare in avanti, mi chinai e strinsi tra le mani il ferro della testiera.
"Non voltarti". Scese dal letto e lo sentii armeggiare con la cintura, la zip, si stava spogliando, avrei voluto guardarlo, ma non mi voltai. I secondi si dilatavano, lo volevo accanto. Lo sentii poi cercare qualcosa nello zaino, infine, non so se fosse passato solo un minuto o più, salì nuovamente sul letto, questa volta nudo, fece aderire il suo corpo al mio come prima, adesso potevo sentire la sua pelle. Sentivo il suo sesso strofinarsi sulla stoffa dei miei slip, e le sue mani nuovamente a stuzzicarmi i seni. Mi mordicchiò nuovamente alla base del collo. Quando infilò una mano negli slip e mi toccò piano il clitoride, un brivido mi attraversò come una saetta. Poi si spostò, con un gesto lento e deciso mi infilò le polsiere e le legò alla testiera del letto. Quello è stato il primo momento in cui l'ho visto nudo, avrei voluto posargli le mani sul petto, toccarlo, prendere il suo membro tra le labbra, ma non potevo, la posizione non me lo consentiva e non era certo quel che lui voleva. Non si curò del mio sguardo, sistemò le polsiere e poi mise un dito sotto il mio mento, lo sollevò e mi guardò negli occhi: “Adesso ti scopo.”

Tornò a sistemarsi dietro di me, scostò gli slip e sentii il suo cazzo strofinarsi sul labbra del mio sesso, ero bagnata, eccitata, lo volevo dentro e così fu. Lo sentii entrarmi dentro, con un lento movimento deciso, lo sentii fino in fondo. Mi piaceva il suo corpo, mi piaceva il fatto che fosse più grande di me, che mi sovrastasse e allo stesso tempo che si incastrasse a meraviglia, mi piaceva il suo sesso, mi piaceva il controllo che esercitava su se stesso e su di me.

Continuò a scoparmi per un po’, con movimenti continui ma lenti, spingeva fino in fondo e poi usciva quasi del tutto per poi ricominciare, mi prese così per dei minuti lunghissimi, finché sentii che mi stringeva più forte i fianchi.

“Vieni dentro di me” gli dissi. “No, non è quel che voglio!" Mi sculacciò, una sola volta, ma era chiaro che avrei dovuto stare zitta. Affondò con più forza in me ancora due volte e poi si sfilò.

"Voglio vederti venire”. Sganciò le polsiere dalla testiera ma lasciò i polsi legati tra loro, mi voltai verso di lui, adoravo il suo corpo. Abbassai le mani per toccarlo, ma mi bloccò, con una mano allontanò i miei polsi, mi fece alzare le braccia sopra la testa mentre ordinava di stendermi. Obedii, mi distesi sulla schiena, tenni le braccia in alto sopra la testa, lui mi sfilò gli slip, poi mi divaricò le gambe, il mio sesso era completamente esposto. Si chinò ed iniziò a giocare con i miei capezzoli, li leccò, li succhiò, li mordicchiò a lungo e poi allungò un braccio e prese delle pinzette con una catenina, le applicò sui capezzoli e poi si fermò un attimo a guardarmi. Si chinò per baciarmi, un bacio duro, ero affamata della sua bocca, ma era la sua lingua che conduceva le danze, mi morsicchiava le labbra e poi tirava leggermente il labbro inferiore verso di se. Sospirai quando si allontanò.

Si chinò con il viso tra le mie gambe, affondava la lingua dentro di me, con le dita giocava a stuzzicarmi il clitoride, sentivo caldo ovunque, avrei voluto sottrarmi, cercai di allontanare il bacino, ma con una mano mi tenne ferma, mi guardò e nel frattempo infilò un dito dentro di me, poi due. Mugolavo, tornò con la testa tra le mie gambe, ero completamente bagnata, sentivo i muscoli delle gambe tendersi, stavo per venire. Esplosi quando senti che mi penetrava con le dita in entrambi i buchi, l'orgasmo mi fece tremare. Dopo qualche istante si fermò, tolse le dita mentre continuava a guardarmi con un sorriso. Risalì al mio fianco mi slegò i polsi, mi accoccolai al suo fianco ed iniziai a toccarlo, avevo bisogno di sentirlo sotto le dita, finalmente si lasciava toccare. Percorsi la sua pelle con le dita, volevo imprimere nella mente il ricordo di ogni centimetro, accarezzai il sesso eretto e duro, lo strinsi tra le dita e allora lui, che mi stava accarezzando i capelli, mi spinse giù. Lo leccai grata come un cane lecca la mano del suo padrone, lo presi in bocca e mi riempii con la sua carne. Dettava il ritmo con la mano sulla mia testa, succhiavo, leccavo, e quando venne ingoiai. 

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