Senza respiro
Mi aspettava appoggiato al muro, sorridente e sicuro di sé.
Si voltò appena la porta automatica si aprì e misi il piede fuori dall'edificio. Ero imbarazzata, il primo nostro incontro era avvenuto in circostanze non volute, questo era quindi la prima vera uscita. Fece un passo verso di me e mi salutò baciandomi sulle guance e abbracciandomi. Il suo abbraccio era tenero, dolce, compresi che sentiva il mio imbarazzo, ma non disse nulla, mi tenne solo abbracciata qualche secondo in più per trasferire il suo calore e la sua calma al mio corpo nervoso.
Mi piaceva il suo modo di fare, il suo chiedermi permesso, il suo prendermi per mano e condurmi standomi a fianco, un maestro gentile e affascinante.
Il pomeriggio passò lieve, tra un silenzio e un sorriso, la mia timidezza era sempre lì ad accompagnarmi e non mi lasciava nonostante lui fosse lì rassicurante e gentile. Seduti sulla panchina guardando le persone stese al sole mi prese la mano nella sua, mi piaceva il suo tocco, ma allo stesso tempo c'era qualcosa che mi bloccava, ma lui non lasciò la mia mano, continuò la sua danza delle sue dita sulle mie. Non avrei mai avuto il coraggio di baciarlo, ma lo desideravo e speravo con forza che lui lo capisse. Ci fu qualche secondo di silenzio, ma non ne sono così certa perché i miei ricordi sono labili e deformati dal piacere che mi provocò il suo bacio, mi prese il viso tra le mani e mi chiese se lo volessi, chiusi gli occhi e sentii le sue labbra sulle mie.
Lei era stesa sul ventre, le sue lunghe gambe distese, leggermente divaricate, il profilo del suo corpo era illuminato dalla luce fioca che giungeva dalla finestra, lui stava in ginocchio tra le sue gambe, le passò le mani lungo le gambe, le toccò le labbra e affondò le dita dentro di lei come una lama nel burro. Lei aveva le braccia incrociate sotto il mento e si lasciava fare.
Ero uno spettacolo vederla lì distesa mentre lui la penetrava ed ad ogni affondo le toglieva il respiro.
Si voltò appena la porta automatica si aprì e misi il piede fuori dall'edificio. Ero imbarazzata, il primo nostro incontro era avvenuto in circostanze non volute, questo era quindi la prima vera uscita. Fece un passo verso di me e mi salutò baciandomi sulle guance e abbracciandomi. Il suo abbraccio era tenero, dolce, compresi che sentiva il mio imbarazzo, ma non disse nulla, mi tenne solo abbracciata qualche secondo in più per trasferire il suo calore e la sua calma al mio corpo nervoso.
Mi piaceva il suo modo di fare, il suo chiedermi permesso, il suo prendermi per mano e condurmi standomi a fianco, un maestro gentile e affascinante.
Il pomeriggio passò lieve, tra un silenzio e un sorriso, la mia timidezza era sempre lì ad accompagnarmi e non mi lasciava nonostante lui fosse lì rassicurante e gentile. Seduti sulla panchina guardando le persone stese al sole mi prese la mano nella sua, mi piaceva il suo tocco, ma allo stesso tempo c'era qualcosa che mi bloccava, ma lui non lasciò la mia mano, continuò la sua danza delle sue dita sulle mie. Non avrei mai avuto il coraggio di baciarlo, ma lo desideravo e speravo con forza che lui lo capisse. Ci fu qualche secondo di silenzio, ma non ne sono così certa perché i miei ricordi sono labili e deformati dal piacere che mi provocò il suo bacio, mi prese il viso tra le mani e mi chiese se lo volessi, chiusi gli occhi e sentii le sue labbra sulle mie.
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Lei era stesa sul ventre, le sue lunghe gambe distese, leggermente divaricate, il profilo del suo corpo era illuminato dalla luce fioca che giungeva dalla finestra, lui stava in ginocchio tra le sue gambe, le passò le mani lungo le gambe, le toccò le labbra e affondò le dita dentro di lei come una lama nel burro. Lei aveva le braccia incrociate sotto il mento e si lasciava fare.
Ero uno spettacolo vederla lì distesa mentre lui la penetrava ed ad ogni affondo le toglieva il respiro.
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