Acqua e fango sotto i ponti

Cammino lungo il bordo della strada, piove e l'acqua ormai ha invaso le strade e arriva quasi al livello del marciapiede, mi lambisce le scarpe quando un auto passa e crea una leggera onda nelle pozze d'acqua sulla strada.
Arriviamo al ponte, l'architettura è stupenda, la pietra possente e gli archi a tutto tondo sembrano forti e sicuri. Mi sporgo e guardo sotto al fiume ingrossato e torbido, l'acqua scorre con una furia immane. C'è una voce che grida, qualcuno che forse mi chiama, mi volto a guardare, non capisco.
Il capo della truppa mi chiama, questa volta sono riscura, lo seguo inseme agli altri, ci conduce al coperto in un bar mentre ci racconta leggende del luogo.

Entriamo in una fioreria gigantesca, a ben vedere sembra più un centro commerciale. La riconosco: è Dani! Quanti anni sono passati, ma lei è sempre bella e splendente con i suoi capelli biondi, ha un passeggino con un bambino. Chiedo se il bambino è suo, sorridendo, lei però con astio mi risponde che non lo è, è suo nipote. Devo ammettere che mi sono spaventata alquanto guardando il bambino che nel frattempo si era svagliato, era brutto.  Ma accanto allo sgomento l'emozione più forte è il dolore, mi sento ferita dal atteggiamento di Dani freddo e scontroso, anche se continuo a sorridere forzatamente chiedendomi cosa ho fatto di male.

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