L'amico del diavolo
Mi è rimasto addosso quel suo sorriso pacato, la gentilezza estrema, la profonda empatia e una bellezza pura da togliere il fiato. Come un bambino che gioca in un prato sorridi e parli di terre lonate, di lingue e scritture aliene, di come si può cambiare la propria mente e di fisica quantistica.
Sono sparità così senza salutare, ma in realtà non ti ho lasciato, eri lì mentre camminavo per le vie della città natia.
Eri lì anche quando la maschera è caduta e senza vergogna hai mostrato il tuo desiderio.
Ricordo un cespuglio di rose e spine, un muretto e due, tre gradini, la voglia di scappare, l'offesa e la paura che mi scorreva nelle vene.
Non riuscivo a togliermi dalla mente la tua immagine, lo sconcio spettacolo della tua pelle nuda, il contrasto con la tua purezza e la mia voglia di urlare: no.
Sei l'incarnazione del sesso, esibito, senza senso e senza scopo, lì mostrato come qualcosa di buono di per se stesso, atemporale nella sua vuoluttuà.
Non trovavo le parole per descriverti la mia ferita, tu che in una donna non vedi altro che sesso, tu che quando ottieni quel che desideri non hai più rispetto, tu che tenti perchè quel che vuoi veramente è un no.
Per qualche secondo ho avuto veramente paura che un no non ti avrebbe fermato, ma la paura è passata ed è rimasta una rabbia le cui dimensioni mi hanno sorpreso.
La nostra amica in comune cercava di placarmi, cercava di appellarmi alla mia bontà e ricordarmi che eri disperato, che avevi minacciato adirittura di toglierti la vita. Non avevo orecchi per la compassione, anzi mentre viaggiavo in auto ad una velocità costante e dal finestrivo contavo le rose fiorite sul viale pensavo che il sucidio era solo uno sporco ricatto e la mia rabbia cresceva e cresceva.
Mi chiedeva di aver compassione la mia amica, ma io non riuscivo a capire: perchè non capiva che l'amicizia è un valore sacro e come tale va rispttata?
Perchè hai voluto mettermi in una situazione così sgradevole? Perchè? Perchè? Perchè?
Dopo molto chilometri e molti pensieri ho deciso che in nome di quell'amicizia violata meritavi almeno un tentativo, il tentativo di spiegare la mia rabbia, la mia offesa.
Ero determinata a chiedere ed ottenere delle scuse, ricordo il mio passo sicuro mentre mi dirigo verso di te, ma ad ogni metro mi sentivo sempre più una bambina ingenua che credeva nelle favole.
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