Il volto del fallimento

Lo vedo serio, con un sorriso beffardo e sprezzante, è sempre lui: l'immagine del mio fallimento.

L'immagine del fallimento del passato, del presente e pure del futuro.
Quando l'angoscia sale e diventa fuori controllo, di notte, lui ritorna.
Poi ci penso durante il giorno tanto da infettare il presente così che il suo viso si stampa sulla faccia di chiunque mi circonda, e allora nulla è più degno di fiducia, non gli amici, non lui, nemmeno me stessa. E la profezia che si autoavvera è dietro la porta che ti attende con gli artigli ben affilati.

Ho paura che tutto si ripeta. Ho paura che io non vada bene, che si sia qualcosa di rotto in me, che sia in qualche modo da disapprovare e che meriti allora di essere lasciata, anzi abbandonata in malo modo, per chissà chi. Di certo qualcuna più, più qualcosa, qualsiasi cosa più di me. Più materna, più calma, più positiva, più fortunata, più giovane, più bella. C'è sempre qualcuno che è più qualcosa e il meno che è in altri punti diventa irrilevante.

Un gioco al massacro.
L'immagine del mio fallimento sorride beffardo.
Ma mi son svegliata, l'incubo è solo un incubo e come i mostri da bambina bisogna imparare ad affrontarli, piangi un po', fai quel che serve, ma poi prendi consapevolezza che è un incubo, che può ripetersi qualche notte, ma pur sempre finisce.

Anche sta volta ti ho fregato.

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