Prigioniera

Gita. Siamo un gruppo di una decina di persone,  la città è colma e trabocca colori,  rumori e allegria. Parcheggiamo non senza difficoltà, donne al volante,  si rubano a vicenda i posti più comodi. L'ultima arriva di corsa e parcheggia usando il freno a mano,  la guardo esterrefatta e confusa. Scendiamo e Uniti andiamo verso il centro,  ma la mia attenzione viene catturata da una rappresentazione teatrale. Sono affascinata,  ma non conosco l'opera così ad un attore seduto su un muretto che si riposa chiedo di cosa si tratta. Una rievocazione delle guerre puniche. Quando mi volto per cercare gli altri mi accorgo che sono tutti spariti. Inizio a camminare veloce,  ma ormai non solo non li vedo ma non so nemmeno dove sono e dove devo andare. Vengo avvicinata da un uomo,  forse non è solo. Non mi è chiaro se lo seguo contro la mia volontà,  ma sono certa che mi ritrovo in una specie di caserma enorme,  piena di stanze e di letti. Mi indicano un letto da una piazza e mezza,  quello sarebbe stato il mio. Non avrei dormito sola,  ero diventata la concubina di quell'uomo che ho seguito. Ero sgomenta ma rassegnata e alla fin dei conti nemmeno così meravigliata quando gli uomini che erano nella stessa stanza con noi hanno iniziato a toccarmi. Sono stata passata da un uomo all'altro come se fossi un oggetto,  nulla più. Credo di aver voluto fuggire,  ma non avevo l'energia,  ero prigioniera nell'animo,  senza volontà sufficiente a reagire. Ricordo che uno degli uomini aveva avuto un incidente,  era senza testicoli, la cicatrice era fresca e la pelle ancora arrossata, ma questo uomo insisteva affinché lo masturbassi ugualmente. Ero schifata,  ma assurdamente la cosa di cui ero più preoccupata era la possibilità di fargli male. Ho provato a farlo desistere, ma era determinato,  ricordo la sua voce inflessibile e la spiegazione scientifica assurda che anche senza testicoli i rapporti sessuali non erano un problema. La sera ero in cucina,  lavavo i piatti.  Ed ecco che arriva Dario. Perché stai qui? Mi chiede. Ero arrabbiata, ancora. Ma poi ricordo di avergli detto che sarebbe stato un buon padre. Gli tocco il fianco e lui di rimando mi sfiora con gesto affettuoso.  Quella stessa sera sono fuggita senza voltarsi indietro. Scappai, ci riuscii a trovare quelle forze che non sapevo più d'avere.

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