De nada sirve el porque II
Prologo
Atto primo
(unico atto)
Lui poggiava le spalle al muro, poi spostò il peso del corpo sulle due gambe, sì allontanò dal muro e mi chiamò. Tutto faceva pensare che mi stesse aspettando. Avvicinandosi mi disse, con tono pacato e portandosi una mano alla nuca: “Ho qualcosa qui dietro...prova a sentire...”.
La preoccupazione vinse la timidezza, lasciai che mi portasse la mano sulla nuca mentre costretta dal gesto avvicinavo il mio corpo al suo, rigida ed impacciata. Tra le mie dita c'erano solo i suoi capelli scuri e null'altro di strano. Lui mi guardava, io non potevo. Mentre realizzavo che non c'era mai stato nulla di strano alla sua nuca mi passò una mano dietro alla schiena attirandomi a sé. Sentii l'altra sua mano posarsi sul fianco destro e quel gesto mi fece respirare, solo allora mi accorsi che in realtà non respiravo da anni: vivevo in apnea. Chiusi gli occhi sentendo le sue labbra sulle mie. Ero felice.
Epilogo
Io avrei fatto lo stesso, tutto era pressoché naturale e giusto.
Non verrà.
La notizia mi arrivò prima che lui chiamasse.
Ero triste, ma tutto appunto pareva pressoché naturale e giusto e alla fin dei conti respiravo ancora.
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