De nada sirve el porque II

Prologo

La strada era vuota e pulita, il sole cedeva il passo alla luce elettrica dei lampioni. L'aria delle sere d'estate mi accarezzava la pelle e all'improvviso lo senti stringermi un braccio: mi bloccò in mezzo alla strada e iniziò a a parlarmi sottovoce. Sembrava un etologo che spia un gruppo di animali e io la turista inesperta ed inconsapevole della natura che la circonda. Una coppia si baciava sul marciapiede sotto la luce del lampione e tu mi chiedevi come era possibile che una donna così bella potesse baciare un uomo così brutto e forse ubriaco.

Atto primo
(unico atto)

La strada era vuota e pulita, i colori cambiavano mentre la luce del sole si affievoliva e la luce elettrica dei lampioni iniziava a diffondersi.
Lui poggiava le spalle al muro, poi spostò il peso del corpo sulle due gambe, sì allontanò dal muro e mi chiamò. Tutto faceva pensare che mi stesse aspettando. Avvicinandosi mi disse, con tono pacato e portandosi una mano alla nuca: “Ho qualcosa qui dietro...prova a sentire...”.
La preoccupazione vinse la timidezza, lasciai che mi portasse la mano sulla nuca mentre costretta dal gesto avvicinavo il mio corpo al suo, rigida ed impacciata. Tra le mie dita c'erano solo i suoi capelli scuri e null'altro di strano. Lui mi guardava, io non potevo. Mentre realizzavo che non c'era mai stato nulla di strano alla sua nuca mi passò una mano dietro alla schiena attirandomi a sé. Sentii l'altra sua mano posarsi sul fianco destro e quel gesto mi fece respirare, solo allora mi accorsi che in realtà non respiravo da anni: vivevo in apnea. Chiusi gli occhi sentendo le sue labbra sulle mie. Ero felice.


Epilogo


Io avrei fatto lo stesso, tutto era pressoché naturale e giusto.
Non verrà.
La notizia mi arrivò prima che lui chiamasse.
Ero triste, ma tutto appunto pareva pressoché naturale e giusto e alla fin dei conti respiravo ancora.

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